Il vino è una bevanda sempre più apprezzata a livello mondiale. La certezza che un vino sia davvero prodotto da uve Sangiovese o Pinot nero, da varietà Marzemino o Sagrantino, non è solo un’importante leva di marketing: la tracciabilità varietale assume infatti grande rilievo anche sotto il profilo della lotta alle contraffazioni.

Al Congresso Assoenologi, Fulvio Mattivi – docente dell’istituto di S. Michele all’Adige – ha tenuto una relazione sui “Metodi innovativi per riconoscere i vitigni dei vini” in cui ha spiegato come superare i vari problemi di riconoscimento legati alla fermentazione dell’uva ricorrendo alla Pcrreazione di polimerizzazione a catena – la quale permette di risalire alla sequenza di Dna completa che distingue ogni genere di vitigno.

Nonostante gli studi promossi da alcuni consorzi come quello del Brunello di Montalcino o dalle fondazioni bancarie di Ager enologia, restano ancora degli ostacoli che impediscono la diffusione di questa innovazione: la mancanza di un coinvolgimento delle Istituzioni  e degli organismi di controllo negli studi, al fine di arrivare a risultati tangibili nei prossimi tre anni, e l’assenza di una Banca Dati per i campioni.

Nuovi traguardi sono stati raggiunti anche dalla sperimentazione empirica che ha permesso, grazie al lavoro degli enologi italiani, la classificazione di 350 diverse molecole riconducibili a specifiche sensazioni del vino, un passo in avanti per ridurre le sensazioni soggettive e per confermare la veridicità di ciò che viene riportato sull’etichetta.

Lascia un commento

commenti