L’Italia è il primo produttore di vino al mondo“.  Secondo i dati certificati dalla Commissione Europea, nel 2010 l’Italia ha prodotto più vino della Francia, detentrice del primato nel 2009.

Anche nell’ultimo decennio l’Italia ha guidato questa competizione ma, con l’introdursi di altri paesi produttori, le cose stanno mutando. Mentre i primi quattro paesi (Italia, Francia, Spagna e Stati Uniti) diminuiscono le quote, altri paesi le aumentano: è il caso dell’Argentina, Sudafrica, Cile e Cina. Dalla Cina molti sospettano contraffazioni, ma l’Oiv (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) conferma la sesta posizione nella classifica mondiale dei produttori e ciò è dovuto al fatto che, a differenza degli altri paesi che espiantano vigneti, la Cina ne pianta sempre di più.

Tutta questa competizione ha portato però a un problema: la sovrapproduzione. Proprio in Italia se ne beve sempre meno (-6% a marzo 2011 rispetto all’anno prima) e sorge quindi il bisogno di trovare provvedimenti. Ci sono vari modi per contrastare la sovrapproduzione: l’espianto dei vigneti, il blocco a nuovi impianti o la “distillazione di crisi” che consiste nella conversione in distillati del vino in eccedenza.

Le cose girano bene parlando di esportazione: tra Stati Uniti e Giappone anche l’Italia esporta vino (20 milioni di ettolitri contro i 13,5 della Francia). Però, tirando le somme, vincono i francesi. Il loro fatturato ammonta a 6,3 miliardi mentre il nostro è quasi la metà: ciò è dovuto al mercato delle bollicine che, a differenza di quello dei vini fermi, ha molta più richiesta. Infatti lo Champagne conta per il 50% mentre lo spumante italiano per l’11%.

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