“In ogni vino c’è la fatica del contadino”.

Con questa frase si è aperta la conferenza di ieri all’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo dedicata alla figura di Luigi Veronelli, conosciuto da tutti come Gino Veronelli.

Scrittore, giornalista, e addirittura “filosofo” in senso lato. Tra i più importanti personaggi della storia della gastronomia degli ultimi 50 anni. Queste sono le sue accezioni più tipiche e importanti, ma ce n’è un’altra ricordata da Carlo Petrini, presidente dell’Università e padre di Slow Food: “Veronelli era un poeta”.

Un vero poeta, perché Gino aveva una visione del mondo e di ciò che accadeva molto più ampia del normale, più profonda e al di là di quella che era la nostra vista comune. Veronelli è stato capace di far “assaporare” la sua persona e le sue conoscenze a chiunque e ovunque. Classico è l’esempio riportatoci secondo il quale Veronelli era solito fare degustazioni di vini importanti nei centri sociali, e nei luoghi più strani!

Era un personaggio unico, inimitabile; un anarchico vero, dedito alla cultura, al sapere continuo. Un uomo umile, che come dice il termine deriva da humus, ovvero terra; sempre attaccato alla terra, la amava, le sussurrava. Arturo Rota, custode di casa Veronelli, lo ricorda così, con i suoi gesti unici, individuali e mai ripetitivi. Rota ha un impegno e un lavoro tutt’altro che facile adesso, da quando Veronelli ci ha lasciato nel 2004; si sente in dovere di riportare e soprattutto di mantenere quelle che erano le caratteristiche di Veronelli, la sua persona e le sue parole piene di significato.

Sono intervenuti durante la conferenza anche Cesare Pillon, importante scrittore e giornalista gastronomico e Daniele Cernilli, grande esperto di vino, i quali hanno sottolineato l’importanza di una persona come Gino che è riuscito a cambiare la storia dell’Italia solamente e unicamente con le parole.

Alcune bottiglie storiche della cantina privata di Veronelli sono state in seguito aperte e degustate; bottiglie che vanno dal 1967 a quelle più recenti, da Gaja a Barbareschi a Baroli; bottiglie uniche che hanno reso la serata un’esperienza inimitabile.

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