La rubrica di solito ospita sommelier, gastronomi, titolari di cantine prestigiose, insomma “addetti ai lavori” ad alto livello, con i quali trattare temi specifici, sulle eccellenze della nostra nazione in campo enogastronomico.

Oggi, intervistiamo Marino Finozzi, assessore alla promozione del Veneto, regione di primati enologici e alimentari, con il quale, più in generale, tratteremo dell’importanza e della crescente popolarità del mezzo informatico, in particolare dei blog e dei social network, per la promozione turistica, per la conoscenza dei prodotti migliori, per la riscoperta di antiche ricette, per il recupero delle tradizioni.

 

D – Il Veneto, ricchissimo di bellezze naturali e di Storia, primeggia sicuramente anche per le eccellenze in campo enogastronomico. Come è utile questo per il rilancio del turismo?

R – L’enogastronomia è per il Veneto una straordinaria offerta trasversale che completa le proposte della nostra economia dell’ospitalità, settore dove siamo i primi in assoluto in Italia con un numero di presenze che nel 2011 si aggira sui 63 milioni di pernottamenti, il 62 per cento dei quali registrati da turisti stranieri, in primo luogo tedeschi. E’ una componente necessaria a questo successo, perché dove la gente produce bene e mangia bene, il turista si trova benissimo. L’enogastronomia è inoltre tra le principali motivazioni nella scelta delle mete turistiche, collocandosi tra il secondo e il terzo posto. La prima motivazione resta la cultura. Noi abbiamo entrambe queste qualità ai massimi livelli.

Ricordo che il Veneto è la prima Regione italiana per produzione di vino in generale e di vini a Denominazione d’Origine Controllata o Controllata e Garantita in particolare, per la quasi totalità ottenuti da vitigni autoctoni. Esportiamo vini e mosti per una quantità pari al 60 per cento della produzione regionale e copriamo il 30 per cento dell’export nazionale di vino, in quantità e in valore, che si aggira nel 2011 attorno ad 1,3 miliardi.

Siamo inoltre la prima realtà europea per produzioni DOP e IGP con 32 prodotti riconosciuti e produciamo 365 prodotti tipici.

 

D – La Rete, sempre più, conquista terreno rispetto alle altre forme di comunicazione. Sul più famoso social network del mondo,FaceBook,  la Regione Veneto ha una bellissima pagina dedicata alle eccellenze enogastronomiche  di questa splendida terra, “Veneto nel piatto”. Chi la cura e come è organizzata?

R – La rete si è rivelata uno strumento sempre più importante e comunque indispensabile per la promozione del nostro territorio. Tutte le nostre iniziative promozionali fanno ormai riferimento anche a Internet, per il quale abbiamo realizzato il portale turistico www.veneto.to e le community in Facebook, Twitter, You Tube, Flicr. Utilizziamo inoltre il sistema RSS.

Veneto nel Piatto è una delle pagine che abbiamo voluto realizzare su Facebook. La cura una persona della redazione del portale turistico esperta di comunicazione e appassionata di enogastronomia. L’organizzazione è studiata per corrispondere alla stagionalità e alla territorialità e ogni giorno propone almeno un piatto o un prodotto tipico, cercando di stimolare il dialogo tra i fan. Dai loro contributi è stato prodotto “Ricette della Memoria”, un libriccino sfogliabile solo on line che raccoglie i piatti della tradizione veneta ancora oggi portati sulle nostre tavole.

 

D – Ciò che colpisce maggiormente è l’apparente contraddizione tra il mezzo moderno e le antiche ricette riscoperte, le tradizioni riprese e ricordate…

R –Non c’è nessuna contraddizione. Non c’è mai stata. La modernità senza radici è effimera, le solide fondamenta non temono le novità e anzi le utilizzano per consolidarsi. Noi, i veneti, la nostra terra, abbiamo molto da dare e da dire e non siamo gelosi di nessuno, perché il nostro territorio non è esportabile né delocalizzabile. Nello stesso tempo i nostri sapori sono fonte di ricchezza e producono valore e questo è tanto più vero quanto più sono divulgati, conosciuti e apprezzati.

Semmai pecchiamo un po’ d’orgoglio, ma abbiamo “giustificati” motivi. E abbiamo anche la certezza di poter soddisfare quanti vengono nel nostro territorio, sia nelle loro richieste esplicite sia nelle aspettative per così dire “inespresse”. Tutto questo aiuta l’internazionalizzazione della nostra economia enogastronomica, dell’immagine del Veneto e di tutte le altre produzioni regionali.

 

D – Leggere una ricetta della “nonna” su una pagina di Facebook  è per una “nipote” un modo per recuperare le proprie radici ma, nel mondo della globalizzazione, è anche un modo per farle conoscere a moltissime persone nel mondo.

R- Infatti: questo è il nostro obiettivo: dare a noi stessi una ulteriore opportunità per farci conoscere e dare a tutto il mondo l’opportunità di conoscere la nostra eccellente miniera del gusto, dove la tradizione si coniuga in maniera ottimale con innovazione.

 

D – Per quanto riguarda il turismo enogastronomico, in particolare, i risultati, nonostante la crisi,  si possono considerare incoraggianti?

R – La crisi è certamente pesante, e lo vediamo dai dati che riguardano il turismo degli italiani, pressoché statico. La nostra proposta turistica, forse la più completa del mondo, certamente la più completa d’Italia, è stata tuttavia capace di attirare vecchi e nuovi turisti stranieri, il cui numero e cresciuto e non di poco, facendoci toccare un nuovo record di presenze. Questo è merito soprattutto del nostro sistema turistico e del rapporto che la Regione ha con esso e con gli operatori, che sono i veri artefici di questo successo. Per il futuro vedremo, certo che la crescita di circa l’8 per cento dei turisti dell’area tedesca, degli statunitensi, dei francesi e degli inglesi e di quasi il 50 per cento degli ospiti cinesi e russi e del 30 per cento dei sudamericani, ci fa ben sperare.

 

D –Nel titolo (provocatorio, in un sito che ha il culto del bere bene e responsabilmente!) faccio riferimento ad uno dei tantissimi ottimi prodotti veneti, in questo caso un formaggio della provincia di Treviso. Per chiudere in bellezza, vuole raccontarci la storia di questo “ubriaco” eccellente, consigliandoci anche il vino più adatto?

R –Per non creare equivoci conviene chiamarlo con il suo nome originario veneto: “Imbriago”, parola che riguarda la modalità di produzione, prima ancora che la tipologia. Non c’è un’origine “certificata” e la sua storia ha il gusto della leggenda. La storia più accreditata lo fa risalire all’epoca della Grande Guerra: per evitare le razzie dei soldati austroungarici, i contadini dei territori della Sinistra Piave avrebbero cominciato a nascondere le forme di formaggio sotto le vinacce, sottoprodotto della vinificazione che non interessava a nessuno. Il risultato non fu solo la salvezza del prodotto ma anche la scoperta della maturazione sotto“ubriacatura”, che conferiva al formaggio un gusto molto particolare e caratteristico, piccantino, e un aroma decisamente inconfondibile. All’ubriacatura oggi vengono sottoposti sia formaggi DOP come l’Asiago o il Montasio, sia tradizionali formaggi di latteria della fascia prealpina. Dal trevigiano, peraltro, questa modalità di affinamento si è estesa a quasi tutto il Veneto.

Il vino più adatto per l’Imbriago? Dipende dal tipo di formaggio, proprio perché l’ubriacatura si può fare con tipi di formaggi diversi. Personalmente quelli più piccanti e stagionati li abbinerei con un Torchiato di Fregona Colli di Conegliano DOC (e tra un po’ DOCG); quelli più giovani con un Manzoni Bianco Montello e Colli Asolani DOC e per gli Imbriaghi a stagionatura non disdegnerei un Malanotte DOCG.

Ringraziamo l’assessore Marino Finozzi per la cortese disponibilità

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