“Libereso, tu non porti gli occhiali?”
“Li portavo, adesso no, non mi interessano più, giusto qualche volta se proprio sono stanco”.

Impacchi di ruta, camomilla, meglio ancora chelidonia, rafforzano il bulbo oculare. E così lui, a 82 anni (Libereso Guglielmi è del ’25) legge, scrive e disegna senza preoccuparsi della presbiopia.

Questo per rendere l’idea del personaggio che abbiamo incontrato. Un uomo fortemente convinto di ciò che fa; riuscirebbe a contagiare anche il più apatico dei plantigradi per la sua determinatezza e postura nel raccontare delle sue infinite esperienze nel mondo dei fiori eduli, o come ripete lui più volte “mangerecci”.

È conosciuto come il giardiniere di casa Calvino ma a lui non piace definirsi così perché è soltanto una piccola etichetta rispetto a tutto il resto. Quando aveva 14 anni il professor Mario Calvino (padre di Italo) un giorno passò davanti a casa e vide Libereso e suo fratello, che lavoravano in giardino: rimase colpito dalle aiuole che avevano creato con le loro mani e chiese a loro padre se potevano lavorare come borsisti per la Stazione sperimentale di floricoltura di Sanremo, di cui era direttore. Così ottennero una borsa di studio sulla floricoltura ligure e lavorando nel giardino di casa Calvino l’incontro con Italo fu immediato; crebbero insieme, anno dopo anno e così diventarono amici di infanzia prima e di adolescenza poi.

Il suo nome è già un’indicazione della famiglia in cui è nato: il padre era un anarchico tolstoiano che stava imparando l’esperanto (lingua dalla quale ha preso il nome Libereso); vivevano a Bordighera e poi, compiuti 5 anni, si trasferirono su una collina a Sanremo, in piena campagna e da qui iniziò subito il suo amore per la natura.

Libereso è un vegetariano convinto (“…Per me gli animali sono fratelli e io non mangerei mai un fratello!”). Non solo: la sua famiglia è vegetariana da 3 generazioni! Tutti potranno domandarsi come si fa a crescere un neonato privandolo delle essenziali proteine derivanti dalla carne; Libereso risponde in assoluta franchezza che lui è cresciuto mangiando fiori, semi e piante commestibili e non ha mai avuto problemi. Non solo, i suoi figli li ha cresciuti vegetariani e anche i suoi nipotini; inoltre afferma che non ha mai portato i suoi figli dal dottore (“i miei figli non hanno mai avuto problemi mangiando ciò che la natura offre a ognuno di noi e non c’è assolutamente bisogno che un dottore dia  ‘pastiglie’ e medicinali vari ai miei figli… In natura c’è tutto ciò di cui necessitiamo per stare bene!”)

Ma cosa vuol dire “mangiare fiori”? Significa raccogliere fiori interi o altre volte solamente i petali o i semi di alcune piante e unirli a ciò che mangiamo di solito. Ad esempio con i petali della rosa si fanno marmellate buonissime per i bambini e bevande liquorose; oppure alcuni fiori si possono fare ripieni, come i tulipani ripieni di formaggi freschi come il gorgonzola, oppure i gigli che vengono molto croccanti ripieni di frutti di bosco. Un’altra idea, nata durante uno dei suoi meeting nelle scuole elementari in Inghilterra, è stato l’uso di petali di magnolie messe nell’insalata così anche i bambini, vedendo molteplici colori, sono molto più incuriositi e mangiano l’insalata perché la vedono colorata: per loro è un gioco.

Libereso è un uomo di 85 anni che ha sempre creduto nella natura come “sua amica” e donatrice di vita; come lui stesso dice:
“è solamente una questione di abitudine; mangiare fiori può essere strano a dirsi ma posso assicurarvi che non ho mai trovato un fiore che mi avesse fatto stare male.”

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