Vi presentiamo la Dr. Lisa Marchesi,  diplomata all’ALMA Wine Academy, Rettore il Maestro Gualtiero Marchesi.

 

1-Le chiediamo innanzitutto come si è avvicinata al mondo del Vino.

Il vino è la mia grande passione.
Sulla tavola della mia famiglia una buona bottiglia è sempre stata presente, e la sua qualità, così come quella del cibo, era ed è, di primaria importanza. Così, è nata presto la mia curiosità nei confronti del vino. L’interesse di capire il perché di tanti tipi diversi, la sua storia, le modalità di produzione. Dall’età di dieci anni, poi, complice una casa in campagna nell’Oltrepo’ Pavese, immersa tra i vigneti, dove trascorrevo i fine settimana e gran parte dell’estate, la voglia di conoscere è cresciuta: dalla vite ai suoi frutti; dal grappolo al vino.
A vent’anni ho frequentato il primo corso di degustazione presso un’enoteca milanese, primo passo ufficiale verso quella che oggi è la mia professione. Poi ho continuato ad approfondire la conoscenza del vino in autonomia, acquistando le bottiglie che mi incuriosivano, partecipando a fiere e sagre, divertendomi con gli amici a scoprire vini non ancora assaggiati; aprendomi, così, alle varie opportunità di conoscenza che mi si presentavano.
Nel 2010 ho frequentato il primo corso di preparazione per Sommelier AIS a Milano, e lì la mia passione ha preso definitivamente corpo, portandomi a lasciare la mia attività professionale di allora, per iscrivermi al Corso Superiore di Sommellerie all’ALMA Wine Academy, presso ALMA, La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, a Colorno (PR). Il corso, della durata di 4 mesi, a tempo pieno, mi ha preparato all’attività di Sommelier e ha inoltre contribuito ad alimentare la mia sete di conoscenza anche per la cucina ed il cibo di qualità. Docenti di grande esperienza, una struttura attrezzata al meglio ed un programma didattico intenso e qualificato sono stati gli elementi che hanno segnato questo corso e mi hanno portato al diploma di Sommelier, a gennaio 2011.
Così, è cominciata la mia attività professionale nel mondo dell’enogastronomia.

 

2-Consiglia di frequentare un corso per sommelier anche a ragazze giovani, oltre che alle padrone di casa, non a scopo professionale, ma per arricchire il proprio bagaglio culturale, così come si seguono corsi di alta cucina dei Grandi Chef?

Il vino è cultura, innanzi tutto. E’ un prodotto della terra, che ha una storia antichissima ed è diffuso in tutto il mondo. Il vino è conoscenza; è uno studio che non finisce mai, perché sono così tanti e vari i tipi di vino, per i vitigni, le aree di produzione, con i climi, i suoli e le mani diverse dei viticoltori che influiscono sul prodotto finale. Conoscere il vino ti consente, poi, di scegliere quello che meglio può accompagnare un pasto ed allietare così un momento piacevole. Consiglio quindi di frequentare un corso per sommelier a chiunque abbia interesse nei confronti del vino e desideri approfondirne la conoscenza per piacere o per fini professionali.

 

3-Ha un piccolo aneddoto sui suoi primi passi come sommelier?

Sicuramente i miei primi passi sono stati segnati dallo stage, richiesto dalla scuola per concludere il percorso di studi e sostenere l’esame finale, presso il ristorante “Sadler” a Milano. Anche se è stata una breve esperienza, mi ha insegnato molto. In un ristorante di alta cucina si guarda ad ogni dettaglio nel servizio e questo è molto importante per presentare un vino; inoltre, la cantina molto ben fornita, mi ha dato modo di conoscere tanti vini interessanti, e ciò è stato ed è tuttora di grande utilità.
L’attuale collaborazione con l’Az. Agricola Marchesi Incisa della Rocchetta, mi consente di conoscere da vicino altri aspetti legati alla produzione del vino, e di occuparmi della parte di comunicazione, marketing e business development, ampliando così le mie competenze professionali.

 

4-Posso chiederle qual è il suo vino prediletto? E a quale cibo lo abbina preferibilmente?

Ogni vino ha le sue caratteristiche e, se ben fatto, dà delle grandi soddisfazioni. Se devo esprimere una preferenza, scelgo lo Champagne “pas dosè” e, per restare in Italia, lo spumante metodo classico non dosato (in Franciacorta, ad esempio). Non faccio nomi perché ne voglio degustare ancora prima di tirare le somme. Mi piacciono per la sensazione delle bollicine fini sul palato, festose; per l’aroma di lieviti che sprigionano, nelle sue varie declinazioni, ed il gusto secco e leggermente amaro, che in genere, li contraddistingue. Li abbinerei a tutto pasto, sempre serviti ben freschi.
Tra i rossi scelgo il pinot nero, che produce le sue espressioni migliori in Borgogna, ma anche in Italia dà ottimi risultati. Il “Marchese Leopoldo” dell’Az. Agricola Marchesi Incisa della Rocchetta, ad esempio, è un vino di grande eleganza, con gli aromi tipici del vitigno: i piccoli frutti rossi, la ciliegia matura, e note speziate. E’ un vino armonico, di medio corpo, molto piacevole; buon accompagnamento ad un pasto raffinato e, tra le mie passioni, anche a formaggi freschi e non molto stagionati. In questo periodo è in commercio il 2009, ma anche il 2008 è molto interessante.

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