gnomo

C’era una volta un villaggio piccino piccino che nessuno vedea nemmeno con l’occhio più fino: da gnomi ingegnosi era abitato, ma da nessun intruso era disturbato.Felici vivevan questi piccoli amici a gustar del lor segreto i benefici: per caso la crearono e negli anni la formula affinarono. Era il tempo in cui di rosso e giallo gli alberi han le foglie e l’uva arrivò del villaggio le soglie. Nell’osteria ce n’era posto per dormir, ma il pover frutto soldi non potea offrir. Allor a malin cuore un acino viola si staccò e alla locandiera donò: la gnoma un po’ il naso stortò ma alla fine lo accettò e nella cantina lo conservò. Ma lo gnometto, che della locandiera era il figlio, volle fare un giochetto: a far rotolor l’acinino si divertì finchè un bel pasticcio non compì. Troppo forte lo gnometto lo lanciò e il povero chicco in una bacinella si spaccò: il suo succo allora uscì e che poi nel catino finì. Lo gnometto non seppe che fare e il suo disastro con un coperchio volle celare. Il tempo passò e l’estate arrivò: la locandiera un giorno la cantina ordinava senza che dell’acinino se ne ricordava. Piano piano le cose furon a posto ma un secchio rimase nascoto: la gnoma alla fine lo trovò e con le mani lo scoperchiò. Un succo era sbucato dall’odor delicato e dal color rosato: lei non volle lasciarselo sfuggire e un assaggino volle brandire. Scoprì che il suo succo era celestiale e che la mente rendeva geniale: subito la scoperta seppe il villaggio e per tutti ci fu un assaggio. Lo gnometto alla fine fu interrogato e il mistero svelato: anche se piccino il nome lui gli donò e vino alla fine lo chiamò.

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