Scoprire nuove terre significa aprirsi a nuove esperienze, immergersi in nuovi contesti, predare l’essenza di ogni cultura, annusare l’aria per creare nuove dimensioni spaziali, masticare il gusto del dialetto che in ogni sua cadenza porta con s? una storia millenaria di fusione tra popoli differenti, osservare sguardi e renderli famigliari, portare l’udito oltre il brusio confuso dei suoni che giungono all’orecchio, palpare la terra per rendersi conto della sua consistenza, una costante conquista del corpo e della mente alla ricerca della comprensione.

Per svolgere questo ingrato compito dettato dalla curiosità, l’uomo si spinge a sud, spesso sottoforma di migrazione dopo lo stupro dell’utopia del nord tinto di verde che produce e fa produrre, lavora e fa lavorare, dove il fare significa guadagnare denaro. Risulta sempre curioso notare come il sud del mondo rifletta schegge di similitudini in ogni paese del globo, frammenti che portano alla luce problematiche similari affrontate percorrendo vie differenti, residui di tradizioni che ricongiungono intere comunità in un clima di gioia ancestrale. L’Italia non fa eccezione a tutto questo.

Ed è come un girovago in cerca di emozioni, che mi avvicinai con stupore un giorno a ciò che viene intesa come zona del Sannio. Il Sannio (Safinim in osco, Sannium in latino), regione storico-geografica dell’Italia centromeridionale, fu abitato dal popolo dei Sanniti (in osco Safineis) tra il VII-VI secolo A.C. e i primi secoli del millennio D.C. Le zone occupate dai sanniti costituivano una vasta porzione di terre, roccaforti del centro-sud Italia, toccando regioni quali Abruzzo, Molise, Lucania, Puglia e Campania. E per quest’ultima decisi di intraprendere una lunga camminata che mi portò sino a Castelvenere.

Era il tempo in cui i grappoli recisi segnavano il passare dell’opera dell’uomo, quando i tini carichi rigurgitavano odori dalle cantine all’aria, miscelandosi al vociar paesano dei gruppi intenti nella raccolta delle olive. Mi ritrovo a percorrere la “Strada dei vini e dei Prodotti Tipici-Terre dei Sanniti”, tra ulivi e vigneti. Più che una strada sembra un museo a cielo aperto, fatta di storia e sudore dell’uomo, dove ad un certo punto una segnaletica ricorda, a chi di passaggio, quanto questa terra sia vocata alla cultura della vite, recitando “Castelvenere comune più visitato d’Italia”. L’occhio conferma quanto indicato, perdendosi negli 11 km di superficie coltivata a vigneti. Qui la produzione vitivinicola non rappresenta solamente la principale fonte di reddito per i 2700 abitanti, ma anche cultura e tradizione, come testimoniano le cantine tufacee scavate a metri di profondità.

Delle oltre venti aziende produttrici presenti, una in particolare attira la mia attenzione svettando in cima ad una collina. Imponente e solitaria. Maestosa nel suo silenzio e nella sua bellezza. La struttura a doppia torre richiama alla memoria le gesta di antichi cavalieri, il fascino e l’eleganza delle tenute signorini, il segno tangibile dell’opera dell’uomo su questa terra. Tre botti al di fuori della cancellata portano il marchio Capolino Perlingieri. Da qui incomincia il viaggio vero e proprio, fatto di sapori, odori, sudore di fatica dell’uomo. Fu in un giorno di pioggia, che mi persi in un bicchiere di Vento, tra gli agrumi e i sentori della macchia mediterranea, scoprendo nuove terre ancora da esplorarsi.

Predai l’essenza culturale in note di bergamotto di una goccia di Fiano, come un’immersione dei sensi, annusai Aglianico e Sangiovese che combinati in egual percentuale prendono il nome di Sannio dal color rosato; in un attimo le papille scoprirono nuove terre ammaliate da un abbondante sorso di Falanghina dalla sua fresca acidità e il suo frutto persistente e lungo, poco dopo masticai l’essenza speziata di uno Sciascè color rubino, ritrovando note esotiche a me care, infine l’occhio si fece largo tra i riflessi violacei carichi di sapere di un Talento che in bocca urla potenza e eleganza di una struttura grassa combinata al granoso e lungo quanto la persistenza dell’uomo sulla terra tra humus e note minerali. Mi ritrovai in uno sguardo volto alle colline vitate, agli uliveti. Come in una costante conquista del corpo e della mente alla ricerca del piacere.

Riccardo Taliano

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