La Monella, di cui si festeggia il mezzo secolo di vita quest’anno, è nata per un caso. In quegli anni Giacomo Bologna vendeva il vino sfuso ai commercianti: quella volta che il commerciante si rifiutò di riconoscergli quelle lire in più al litro, che il vino meritava, decise di imbottigliare in proprio quella barbera un po’ speciale, con il nome de La Monella.

Monella, perché sbarazzina e impertinente come una giovane fanciulla. Perché è una barbera briosa (leggermente frizzante) prodotta secondo tradizione seguendo le fasi lunari per scegliere il momento appropriato per l’imbottigliamento. Monella perché è fresca, immediata, con acidità guizzante, giusta dose di tannini, grande bevibilità. Un vino capace di abbinarsi ai piatti della tradizione regionale piemontese, da bere leggermente fresco l’estate. Un vino semplice, non banale, emblema della provincialità che ha fatto grande l’Italia del vino.

Rocchetta Tanaro sembra uno sconosciuto paesotto uguale a tanti altri, ma può considerarsi una delle piccole capitali del vino italiano per avere dato i natali a Mario Incisa della Rocchetta, il genio che a Bolgheri inventò il Sassicaia, e Giacomo Bologna, uno dei più straordinari personaggi del vino italiano.

Barbera la Monella – ilVinauta.it

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