Come si fanno i tappi di sughero? La risposta sembra ovvia a tutti: con il sughero. Ma il sughero come si ottiene?
 Da una quercia da sughero. Quest’albero, però, si trova ormai solo in alcune zone del Mediterraneo: purtroppo, infatti, le sugherete non sono molte e presto un tappo monopezzo diventerà molto costoso.

Per ora i più grandi produttori vengono dal Portogallo, per poi seguire quelli della Spagna e dell’Italia, soprattutto Sardegna. Il problema per la produzione sono gli alberi stessi: per ottenere un’ottima corteccia bisogna aspettare fino a venticinque anni. Non è colpa della quercia: ha bisogno di tempo per darci un prodotto di qualità.

La pianta deve crescere per almeno quindici anni e solo allora le viene tolta la prima scorza irregolare, porosa e difettosa, detta sughero maschio; poi bisogna aspettare altri dodici anni per ottenere il sughero femmina  con un spessore di almeno 5 cm e che non presenta le anomalie del primo. Si procede quindi con la decortificazione a mano da parte di specialisti detti scorzini.

Le cortecce strappate dagli alberi sono dunque tagliate, portate nel sugherificio e subito messe a bollire per essere pulite ed intanto divenire più elastiche;  infine vengono stese ad essiccare.Ora tocca all’occhio umano con una prima selezione e con una rifilatura.

Poi si passa al carotaggio: scelte le parti migliori, un’apposita macchina ottiene dei piccoli tocchi di sughero dalle cortecce. Questi tappi rudimentali sono in seguito selezionati da un lettore ottico e ancora una volta passano sotto l’esame dell’occhio umano in base alla dimensione, colore, porosità e eventuali imperfezioni.

Ed ecco alla fine i tappi che dopo circa trent’anni sono giunti alla bottiglia. L’unica cosa che ci resta da fare è ringraziare le pazienti querce che ci danno questi fidati amici che proteggono il nostro vino.

 

La raccolta del sughero nel nostro passato: ecco gli scorzini in Sardegna nel lontano 1936

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