Chi è che fa veramente l’Inter? Non i giocatori, non l’allenatore ma gli interisti.

Il derby è passato con tutte le sue vittorie e delusioni, i vini per la vitoria e la sconfitta sono stati aperti e finiti: ora si pensa alla prossima sfida. In campo ci sono loro i Neroazzurri: molto hanno dato e molto hanno ricevuto, eppure questo nome Neroazzurri, sì proprio con la maiuscola, un po’ di timore lo incute ancora.

Non si tratta di una squadretta, ma di una delle squadre che ha fatto la storia del calcio nazionale e non. Gli italiani sono famosi per la pasta, la pizza, il mandolino ma anche per il calcio: i ragazzini di tutto il mondo sperano un giorno di poter giocare nelle giovanili delle grandi di serie A.

Anche famosissimo “Holly e Benji”, cartone animato giapponese su dei ragazzi che vogliono diventare dei campioni nel calcio, nominava una squadra italiana come il sogno per eccellenza.

Quindi perché bisogna abbassare sconsolati il capo quando si parla dell’Inter 2013: è un vino, uno di quello delle ottime annate, di quelli che si ricordano per sempre, che non si apre mai se non in occasioni con la O maiuscola.

È un vino con una storia da rispettare e glorificare, un vino che malgrado passino gli anni è sempre lì in prima linea e un motivo ci sarà. Molti risponderebbero perché ha il carattere: ma cos’è questo carattere? Ci sono risposte complesse, molto complesse, ma ce n’è anche una semplice: è un vino che semplicemente ha valore.

E questo valore deriva non solo dai giocatori che credono ad ogni partita di poter fare la differenza, non solo dal ct che a bordo campo sbraita e tira le fila del gioco, ma da coloro che l’hanno visto crescere, maturare e infine conquistare il mondo. Quindi questa sera non è all’Inter che brindiamo ma è a voi cari interisti che ci siete stati nella buona e nella cattiva sorte.

Cin cin.

 

Lascia un commento

commenti