Il monumento si erge proprio davanti all’ingresso del porto antico di Livorno ed è diventato il simbolo stesso della città. Il gruppo scultoreo è costituito dai Quattro Mori in bronzo incatenati alla base di un alto piedistallo, sopra il quale si innalza la statua del granduca Ferdinando I (1549-1609): una efficace allegoria del potere mediceo, impegnato a combattere gli ottomani e la pirateria nel Mar Mediterraneo.

Ma, come spesso accade nella storia, il nemico vinto e umiliato entra poi prepotentemente a far parte della vita e della cultura del vincitore. E questa volta ciò è avvenuto nel più semplice dei modi, prendendo, se così si può dire, i livornesi per la gola. Esiste addirittura un’espressione “mangiare alla livornese” per indicare la peculiarità di una cucina nata dalla sapiente contaminazione tra i sapori, i modi di cuocere e le eredità dei popoli con cui, attraverso il suo porto, la città è entrata in contatto. Così, c’è chi fa risalire l’origine della parola cacciucco al turco kuzuk, che significa piccolo e quindi minutaglia, donde il significato di cacciucco come minestra di minutaglie di pesce; o chi sostiene che il piatto trova le sue radici a bordo delle galere cinquecentesche, dove veniva preparato per sfamare i vogatori alle catene. Comunque sia, resta il piatto più famoso della cucina livornese, miscuglio non solo di ingredienti ma anche di ricette diverse, dove su una base comune ogni cuoco o massaia toglie e aggiunge elementi in funzione della sua creatività e di ciò che offre il mercato del giorno. Uno splendido abbinamento è con un bianco prodotto a poche decine di km di distanza, sul margine meridionale della provincia di Livorno. Il bianco Val di Cornia Doc ha un colore giallo paglierino di limpidezza brillante; odore delicato più o meno fruttato; sapore secco e fresco.

E per chi volesse approfondire l’affascinante tema delle contaminazioni gastronomiche è in libreria il nuovo lavoro di Vittorio Castellani, alias Chef Kumalè, dedicato a chi ha voglia di portare in tavola sapori nuovi: Nuvole di drago e granelli di kous kous racconta 5 continenti e 32 paesi attraverso 200 ricette etniche, facili ma autentiche (A.Vallardi, Milano 2011, € 14,90).

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