Parole fatte di ricordi, sorrisi di un’infanzia tra le vigne e un presente che volge lo sguardo al futuro. Questa è la storia di un uomo, che ha scelto di dedicare la propria vita alle vigne, al mantenimento di un sapere antico quanto la storia dell’umanità, ponendo intermezzi di riflessione all’eterna sfida tra natura e cultura. Questo qui riportato, non è solo un racconto di vita, ma una relazione in costante progresso tra ciò che è la realtà e l’influenza dei sogni su di questa.

Esistono sogni privi di concreta realtà, ma non esiste mondo reale senza sogni. Se l’uomo perdesse la dimensione del sogno la realtà sarebbe priva di ogni logica emozionale, noiosa e carente di significato. Ma ora, meglio lasciare spazio a chi ha da raccontare vita vissuta.

Domenico Almondo, “Taca Banda”.
“Nel 1980 ho conseguito la laurea in scienze agrarie, dopo di che ho deciso di vinificare e mettere in bottiglia Arneis, Nebbiolo e Barbera. Le prime bottiglie risalgono agli anni ottanta, prima facevamo del vino in proporzione ridotta di venti quintali all’anno. Era un prodotto principalmente indirizzato a parenti, in particolare alle zie che stavano a Torino, oppure ai vicini di casa che ne facevano richiesta. Si vendeva principalmente Barbera e Nebbiolo, visto il poco quantitativo di arneis lavorato. Gli ettari dedicati alla coltura della vite erano, allora, circa due. Ho incominciato ad imbottigliare negli anni ottanta con  mille bottiglie di Nebbiolo e cinquecento bottiglie di arneis. Alcuni esperimenti erano già stati fatti nel settantotto con il primissimo imbottigliamento, settecento bottiglie di nebbiolo. Lo si faceva come Nebbiolo d’Alba, e anche con denominazione di Nebbiolo del Roero.”

Parole che donano la dimensione di un tempo passato. Domenico deve le conoscenze agli studi effettuati e all’esperienza maturata attraverso il duro lavoro in cantina e in vigna, ma prima di tutto a suo padre Giovanni. Giovanni Almondo, infatti, era proprietario di una piccola azienda agricola votata, oltre che alla viticoltura, alla coltivazione di alberi da frutta (pesche e mele), fragole e in piccola parte all’allevamento. In quei tempi il vino era venduto in piccole quantità, principalmente sfuso.

Nel 1984 inizia l’esportazione negli Stati Uniti, poi in Svizzera e poi in Germania. Oggi la produzione è di 90.000 bottiglie, di cui 55.000 di Arneis, 7.000 di Barbera, 20.000 di Nebbiolo, 5.000 di Brachetto e circa mille di Freisa. L’estensione dei terreni coltivati si attesta intorno ai quindici ettari, situati per intero nel territorio del comune di Montà d’Alba.

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